Alcune persone possono pensare
che la gestione della conoscenza
è, di nuovo, "lo stesso cane con
un altro collare". Molti
scettici considerano (quasi
si può dire "in modo naturale"),
che qualunque nuovo approccio è cosa
vecchia o sbagliata.
In realtà,
la gestione della
conoscenza
è nuova ed è vecchia, come
qualunque sistema di pensiero
che abbia un valore, e la
combinazione di idee che la
sostiene (e della quale tutti
siamo stati da sempre
consapevoli) dovrebbe restituire
agli interessati la fiducia sul tema. L'idea della Gestione
della Conoscenza
non proviene da consulenti, ma
rappresenta la risposta
pratica e sostanziale di
manager e specialisti alle necessità dell'economia e della
società: la globalizzazione, le
tecnologie della comunicazione e
la prospettiva cognitiva
dell'impresa o organizzazione in
genere. La gestione della
conoscenza
ha tra i suoi obiettivi la competizione e
il
mantenimento degli assetti
cognitivi dell'impresa.
La globalizzazione
si assume buona parte delle
responsabilità, derivanti dalla
complessità e dal volume del
commercio mondiale che non ha
precedenti. La quantità di
concorrenti, prodotti e canali
di distribuzione cresce
costantemente, l'influenza dello
sviluppo tecnologico
dell'informazione e
comunicazione fa sì che si crei
un 'atmosfera frenetica
nell'impresa che si sente sotto
"la spada di Damocle" della
competitività più spinta.
Questa accelerazione in uno
spazio incerto fa che le
organizzazioni si domandino:
-
Cosa sappiamo?
-
Chi lo sa?
-
Cosa dovremmo sapere che non
sappiamo?
-
Chi ha bisogno di sapere e cosa?
-
Acquisisce la nostra
organizzazione conoscenza
al di fuori di se stessa?
-
Misuriamo e assegniamo un
valore all'attivo cognitivo?
Una conseguenza
non intenzionale dell'utilizzo
delle TIC è il valore superiore
della conoscenza che non è
digitalizzata, codificata o facilmente distribuita
al di sopra dell'informazione e
dei dati. Nella stessa misura in
cui l'accesso all'informazione
si amplia e si diversifica, il
valore delle capacità
cognitive ancora non
rappresentate in modo da poterle
gestire si fa ogni volta più
importante. Come risultato, i
componenti cognitivi quali
valutazione, progettazione,
leadership, persuasione,
discernimento,
creatività, innovazione,
estetica e senso
dell'umorismo acquisiscono un valore
crescente. Già si riconosce che,
sebbene l'informazione sia uno
dei valori più importanti in
un'organizzazione, cosa
significano e significheranno
queste capacità cognitive già
emerge con
potenza e chiarezza. Il prezzo
che molte imprese pagano per
l'omissione di queste
prospettive porta a questa
considerazione. Questa onda,
sebbene prevedibile, si è
convertita in uno tsunami che ha
trovato i grandi produttori
specializzati in software per
l'elaborazione dati e
informazione a ridefinire in
modi assai (e pericolosamente)
riduttivi la Gestione della Conoscenza come il "trasferimento di
documenti e dati".
La
Gestione della Conoscenza
parte dalla comprensione del valore critico degli
altri fattori, meno "tipici" che
sono
il documento o il dato,
e la consapevolezza della necessità
di trovare modi per sostentarla
e ottenere da essa i benefici
strategici. La differenza tra la
conoscenza organizzativa
("organizzazionale")
e
dati ed informazione
è, oltre
a effettiva, intuitiva.
Per molti addetti ai lavori la
conoscenza è semplicemente il
risultato fondamentale, che
spiega di per se la produttività
interna, dopo aver valutato ed
analizzato tutti gli altri
aspetti economici aziendali.
Dopo una breve analisi, è facile
capire che anche l'informazione
"perfettamente gestita" ci
lascia lontani dal Nirvana della
produttività e innovazione
altamente efficace. Oggi
l'argomento è stato
abbastanza sviluppato ed è
sufficientemente maturo
come per "staccarlo" dal campo
teorico;é già possibile infatti
organizzare progetti reali
di gestione della conoscenza.
La dimostrazione
dei termini di riferimento: dato, informazione e conoscenza
I
dati sono fatti sugli
eventi. La quantità
di soldi o quantità di articoli
in una transazione sono
"dati". La base dati è essenziale per raccogliere ed immagazzinare i
dati e organizzare i report.
Questi report sono costituiti
da dati formattati, e per questo
valore aggiunto possono essere
considerati
"informazione". I dati sono importanti per misurare costi,
velocità, quantità, totali,
capacità, ecc,
dell'organizzazione. Senza
interpretazione, "più dati
non fanno più di
meno dati".
Le decisioni richiedono dati che
sono stati convertiti in
informazioni utili,
"consumabili".
L'informazione
é costituita da dati
raccolti, organizzati ed interpretati. Se i dati sono lettere, organizzare
le lettere in parole intelligibili, è informazione. Se i dati rappresentano
clienti, organizzare la lista in un formato utilizzabile, può essere
l'informazione necessaria.
L'informazione richiede un
processo di comunicazione tra il
mittente e il ricevente.
L'informazione può essere un
"bip" o un messaggio udibile che comunica che qualcuno
arriva alla porta. Il bip da
forma al dato e ci dice che
dobbiamo agire. Normalmente il ricevente
decide quando il messaggio è
realmente informazione o "rumore"
o un altro tipo di dato. Il
contenuto del messaggio può
essere incidentale e riflette il
giudizio, capacità o
intelligenza del mittente.
Il "rumore" limita la
comunicazione. Non esiste comunicazione senza rumore.
L'informazione
si sposta nelle organizzazioni
in forma di carta, voce e
documento digitale. Gli esempi
sono la posta su carta, le
pagine HTML, riviste, posta
elettronica, posta vocale e
altre trasmissioni via computer,
l'informazione può essere
generata da persone o macchine.
L'immagazzinamento e
trasmissione dell'informazione
dipende molto dalla
tecnologia.
La
conoscenza individuale è il risultato di
un processo di apprendimento e
cambiamento nel comportamento
che avviene in una persona dopo
avere interiorizzato
l'informazione. La conoscenza è
un'integrazione di valori,
esperienze ed informazione come
parte di un modello mentale.
La conoscenza nell'organizzazione è il risultato dell'integrazione del pensiero collettivo materializzato nelle migliori pratiche, dei modelli mentali dello staff, della gestione dei processi d'impresa, tanto della business intelligence, quanto della gestione e controllo della conoscenza tacita. Anche le imprese hanno una percezione, una memoria dinamica e una memoria a lungo termine.
Le "migliori pratiche" sono in costante evoluzione e soggette a rivoluzioni.
La
conoscenza si costruisce nella
mente delle persone, degli
esperti. La conoscenza
collettiva di un'organizzazione
è evidenziata dal loro
atteggiamento e comportamento
imprenditoriali. La produzione
d'informazione, le routine
organizzative, i processi
d'impresa e la cultura degli
affari costituiscono l'essenza
del comportamento
imprenditoriale. Le
organizzazioni (imprese, organizzazioni
di governo ed altre) hanno cura
di non confondere conoscenza con
informazione o gestione della conoscenza con tecnologia dell'informazione.
Tecnologie cognitive: le basi
della conoscenza
-
I dati sono elementi
discreti.
-
L'informazione
testuale e le liste sono
lineari, continui.
-
La conoscenza è
strutturale,
reticolare, fatta di nodi e
relazioni, multidimensionale. È sempre
aperta. Le basi di conoscenza sono
lo strumento per la gestione
della conoscenza, per il
ragionamento, per la
rappresentazione di processi
e per l'elaborazione di
idee. L'informazione
testuale non è conoscenza,
ma
contiene conoscenza
codificata, da decodificare,
da valutare.
Le basi di conoscenza hanno
associate le funzioni per
l'analisi, la simulazione e
le ricerche di diverso tipo:
la ricerca semantica,
testuale, per categoria, per
similitudine, in strutture
di dati di diverso tipo. La
base di conoscenza, per la
sua interfaccia grafica (reti
semantiche o
concettuali), è la
piattaforma strutturata per
l'esercizio della creatività
e dell'innovazione, e
per l'esercizio della
"business intelligence".
Spesso per l'analista,
gestore della conoscenza o
manager, è più conveniente
associare le proprie
strutture di dati alla base
di conoscenza per realizzare
i propri calcoli, analisi,
ricerche, gestione di
progetti e simulazioni.
Questo le permette di
lavorare con dati di diverso
tipo senza abbandonare il
contesto cognitivo. Sono
diverse le attività che in
una organizzazione (impresa o
di qualunque altro tipo)
vengono facilitate da queste
tecnologie, aprendo la via
ad innumerevoli
valutazioni e valorizzazioni:
-
Gestione
di progetti.
-
Modellazione e
Gestione di processi.
-
Cattura e gestione della
conoscenza tacita.
-
Riduzione della
complessità.
-
Pareto 80/20.
-
Loop causale.
-
EFQM
(European Framework for Quality Management).
-
Catena di Valore.
-
Analisi del Concorrente
-
SWOT
(Forze, Debolezze, Opportunità, Minacce).
Molte di queste risorse di
produttività si trovano già
tra i modelli
fondamentali per l'analisi
d'impresa
in
Knowledge Master.
Altre possono essere
costruite con le risorse
disponibili in KM.
La tecnologia cognitiva di Knowledge Master
contiene inoltre la
soluzione per la gestione dei
contenuti.
I contenuti di una base di
conoscenza possono essere
esportati ai formati
d'interscambio più
frequentemente usati, anche
in contesti tecnologici
evoluti. Questo significa
che una base di conoscenza
di KM può essere esportata a
XML, riutilizzabile in
qualunque sistema di base
dati, ad HTML, rendendola
indipendente in un browser o
i suoi dati, a CSV.
Conoscenza e tecnologia
dell'informazione
La tecnologia
è un componente fondamentale della
gestione della conoscenza, ma è l'interazione umana con l'informazione rappresenta in
formato cognitivo (reti
semantiche, basi di
conoscenza concettuale)
quello che permette e
semplifica il ragionamento, l'innovazione,
e la strutturazione della
strategia.
È corretto riconoscere come tali i dipartimenti SID (sistemi
d'informazione per la direzione) o
SAD (Sistemi Automatizzati di Direzione) o TI (tecnologia
informativa). SID e TI sono dipartimenti che si occupano di
come la tecnologia può servire agli obiettivi dell'organizzazione. La
gestione della conoscenza si occupa delle
capacità e della conoscenza d'impresa che influisce sul modo
in cui l'organizzazione viene condotta. Ogni concetto della gestione
della conoscenza si applica
allo stesso modo nel settore impresa che nelle organizzazioni di
governo, di volontariato o di qualunque altro tipo. Ogni organizzazione,
da quelle di poche persone (o studi professionali) a imprese gigantesche
necessita di metodi o strumenti per raccogliere, rappresentare,
immagazzinare, condividere e gestire la conoscenza. La gestione della
conoscenza e la TI
hanno una relazione simbiotica. La TI rende possibile la
condivisione veloce delle strutture cognitive, ma è l'essere umano quello che
determina l'analisi idonea e essenziale con la quale contribuire al (e
derivare dal) sistema di conoscenza.
Sebbene i dati e
l'informazione sono
tributari obbligatori della
gestione della conoscenza,
l'analisi razionale (ed
irrazionale) che stimola la
creatività e porta
all'innovazione e al
perfezionamento non può
essere sostituita da una
ricerca approfondita (o data mining)
in una base dati (o
datawarehouse). Come
rappresentare processi o ridurre la
complessità in un altro modo
che non sia la
rappresentazione
strutturale, reticolare. La
business intelligence
si basa precisamente su
questi principi.
Spesso la gestione di una
vasta quantità
d'informazione è molto
complessa e aumenta i costi. La
capacità di analisi e la
creatività non vengono
stimolate con un grande
volume di dati.
La
Gestione della Conoscenza e
la Gestione
dell'Informazione, non
soltanto non si escludono mutuamente,
ma si beneficiano
reciprocamente. Entrambi
le risorse sono
indispensabili, anche se
sono cose
diverse.
La
conoscenza "d'impresa", dell'organizzazione.
Si
sa che come media, il 90%
della conoscenza necessaria
per l'operatività del posto
di lavoro (e di conseguenza
dell'organizzazione) è
di tipo tacito: "conoscenza
tacita". Per
presentarlo in un'ottica euclidea,
sarebbe possibile
sostituire un impiegato
efficace con dati o
informazioni?
Intuitivamente, la maggioranza
delle persone percepiscono
che il termine conoscenza
implica una visione più ampia,
più ricca e più
intellettuale del mondo (e
anche del mondo circoscritto
dell'impresa o
dell'organizzazione) che
informazione o dato.
La conoscenza è creata e
condivisa da esseri umani.
Questi non sono criteri
della psicologia, che poco
si occupa di dati e
informazione. Anche se la
definizione ha un
consistente valore logico,
la sua applicazione è molto
pragmatica.
Questa definizione chiarisce
che la conoscenza non è
qualcosa di evidente e
semplice. Non è
"immagazzinabile" anche se
rappresentabile. È
"gestibile" soltanto
quando è rappresentata. La
conoscenza è tanto fluida
quanto le persone che la costruiscono
e la utilizzano. La
conoscenza esiste nelle
persone come parte della
loro complessità, che ci
rende umani; ci può sembrare una cosa molto
concreta o molto astratta.
La trasformazione
dell'informazione in conoscenza
avviene quando le persone: 1) comparano e
integrano nuova informazione con
la conoscenza precedente; 2) immaginano
le conseguenze di decisioni o
atti; 3) condividono e comparano
idee con altri.
Espressioni
assurde (ma frequenti):
- "il sistema si basa
sulla gestione della conoscenza, che si valuta
attraverso una lettura specifica" ... per "certificazione
delle competenze".
- "il risultato di una
ricerca profonda e molto
dettagliata aiuta a comprendere i problemi e a
pianificare il futuro".
Aumenta la consapevolezza
da parte degli economisti,
strateghi, professori e analisti
del fatto che un'impresa può essere
meglio considerata come
l'integrazione delle sue
capacità, in qualche modo
relazionata con la sua storia e
limitata nella sua efficacia
dalle sue capacità cognitive e
sociali. La componente
principale dell'organizzazione è
certamente la
conoscenza,
che è principalmente tacita e specifica
dell'impresa. Queste idee
hanno avuto un grosso impatto
nei dirigenti attraverso la
stampa, i libri, programmi per
lo sviluppo della direzione,
corsi e conferenze. Anche se le
nuove idee hanno spiazzato
totalmente la concezione antica che le imprese sono
principalmente elaboratori
d'informazione, macchine
produttive e strutture rigide
quasi militari, le imprese si dimostrano
sufficientemente potenti per
organizzare la propria gestione
della
conoscenza.
L'impresa
apprende
L'impresa
apprende facendo. I lavoratori
apprendono dall'esperienza. Se
l'impresa è capace di gestire
meglio il processo di
apprendimento, può superare le
limitazioni imposte dal concetto
stesso di conoscenza tacita -
può aumentare la sua efficienza.
L'apprendimento
nell'organizzazione va molto
oltre gli addestramenti e i
corsi, e sviluppare queste
strategie di apprendimento è uno
degli aspetti più importanti
della gestione della conoscenza.
Per
quanto riguarda
l'apprendimento
"d'impresa", un altro
stimolatore della gestione della
conoscenza che si
origina nell'economia e più
direttamente dai gestori
della conoscenza, (i
Knowledge Master o Ingeneri
della Conoscenza) è come
scoprire o riconoscere le
variazioni di effettività.
Perché le organizzazioni che
realizzano le stesse operazioni
globali conseguono spesso
risultati
sostanzialmente diversi, anche
se i lavoratori delle imprese
hanno accesso alla stessa
informazione, e alle stesse tecnologie e
risorse d'impresa?
Esempio: Una nota azienda multinazionale
dedita alle perforazioni di
pozzi profondi decise
di analizzare, utilizzando un
approccio cognitivo, perché
diversi impianti avevano livelli di efficienza
diversi; trovarono che
c'erano differenze nella
conoscenza e nella pratica,
conoscenza che è principalmente
tacita e non documentata. La
multinazionale si attivò
affinché questa conoscenza
locale più efficace fosse
utilizzata a livello globale,
raggiungendo così livelli di
risparmio significativi ed uno
status leggendario nei circoli
della gestione della conoscenza.
Studi sociologici su questa
rivoluzione (i principi
sottostanti al "lavoro con
la conoscenza")
cristallizzano e valorizzano il senso
chiaro che "qualcosa di
diverso sta accadendo a livello
globale nel mondo del lavoro".
È
forte l'interesse nella ricerca
delle strutture complesse delle
comunità di lavoro che danno
ovvia rilevanza alla
gestione della conoscenza. Tutti sono d'accordo che la conoscenza esiste e
cresce principalmente in queste
strutture, e hanno iniziato a
studiare quelle reti e comunità.
Quasi sin dall'inizio, la
gestione della conoscenza
ha
esplorato le differenze tra la
conoscenza tacita e la
conoscenza esplicita, tra "sapere come
e perché" e "sapere
cosa". Questa distinzione
essenziale, già nota
nell'antichità, sembrava che
fosse dimenticata, quando si
misero in circolazione una
straordinaria quantità di
sistemi per l'automatizzazione
del lavoro di routine.
È
sbalorditiva
la quantità di dati disponibili
(non esente da costi). La
conseguenza paradossale e
impressionante, è il
risultante incremento
del valore della
conoscenza tacita, "non
formalizzata", che non
esiste nelle basi dati e che
pertanto non è ricercabile né
tanto meno identificabile.
Questo valore ha due fonti: una
è la scarsità (il valore dell'esperticità,
che non è semplicemente
copiabile e tanto meno
disponibile all'accesso);
l'altra è l'applicazione
pratica
di questa conoscenza.
La pratica
Le attività che contribuiscono
con
la maggior parte dei contenuti
alla gestione della conoscenza
sono la gestione
dell'informazione, l'attenzione
alla qualità
(l'innovazione), i fattori umani
(il capitale umano), e i
risultati dell'analisi propria
dell'intelligenza
d'impresa.
La gestione
dell'informazione si occupa
degli aspetti informativi, in
termini di valorizzazione, di tecniche
di operazione e controllo, e
di schemi di accesso. In questo
caso "informazione" significa
documenti, dati e messaggi
strutturati.
La
Gestione dell'Informazione ha
messo in rilievo che non
tutta l'informazione è prodotta
uguale, che diversi tipi
d'informazione hanno diversi
valori e che pertanto devono essere
gestite in modo diverso. Questa
percezione (che si avvicina più
alla conoscenza) rimane nel
DNA della gestione della
conoscenza. Si vede
chiaramente con la pratica quali
tecniche o tecnologie sono più
appropriate per la condivisione
dei diversi tipi di conoscenza.
Le
tecniche dell'attenzione alla
qualità furono applicate ai
processi di produzione, mentre
la gestione della conoscenza ha un obbiettivo più
ampio, che include metodologie
che apparentemente non sembrano
prestarsi alla misurazione o che
hanno una definizione poco
chiara. Nonostante ciò una parte
importante
del processo di gestione della
conoscenza consiste (tra
le altre cose) nel rendere
visibile quindi fare emergere la
conoscenza e, pertanto
sviluppare processi di
conoscenza e strutture di
controllo. Questo è un approccio
ereditato dalle tecniche di
analisi e miglioramento
sviluppate per il settore della
qualità.
Nella pratica, la nostra
comprensione del capitale umano
(e l'importanza
dell'investimento
corrispondente) tende ad essere
distorta o diluita. Il messaggio
essenziale dai ricercatori del
capitale umano è il vantaggio
finanziario delle organizzazioni
e imprese che investono nelle
persone, principalmente in
formazione e addestramento.
Questo tipo d'investimento ha un
tasso di ritorno molto alto in
termini di maggiore produttività
nel lavoro e sviluppo delle
capacità, che in tutte le altre
opzioni d'investimento. Molte
organizzazioni ancora vedono i
loro impiegati e programmi di
formazione come spese, più che
come investimenti.